In Primavera, libera la mente e il corpo

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L’analisi bioenergetica si fonda sul presupposto che il corpo e la mente funzionano nello stesso modo: ciò che accade in una, si riflette sull'altro

L’uomo occidentale, per molti secoli, è stato culturalmente indotto a sentirsi diviso in due: da una parte l’anima, dall’altra il corpo. L’anima era la parte nobile, dimora del pensiero, della volontà, dei sentimenti e della memoria. Il corpo era invece la parte da nascondere, sede di pulsioni animalesche e infimi bisogni terreni. Non è stato così in Oriente, dove filosofie e pratiche antichissime insegnano a ritrovare la pace dello spirito attraverso esercizi di respirazione e speciali posizioni corporee.

Curiosamente, l’Occidente sta riscoprendo ora, con qualche centinaio di anni di ritardo, che l’anima e il corpo non sono due entità separate: lo ammette la scienza medica, per esempio quando ipotizza che lo stress predisponga al tumore e che la felicità aumenti le difese immunitarie dell’organismo; e lo sostiene, ormai da qualche decennio, l’analisi bioenergetica.

EMOZIONI IMPRIGIONATE NEI MUSCOLI

Sviluppata a partire dagli anni Cinquanta dal medico e psicoterapeuta americano Alexander Lowen (e ufficialmente riconosciuta come disciplina terapeutica dal ministero dell’Università e della Ricerca scientifica italiano), l’analisi bioenergetica si fonda sul presupposto che il corpo e la mente siano funzionalmente identici: quel che accade nella mente cioè, riflette quel che accade nel corpo, e viceversa.In altre parole: ognuno di noi, nel corso della vita, imprime nel proprio corpo, oltre che nella propria mente, le emozioni e i pensieri che lo attraversano in risposta agli stimoli del mondo esterno. Gli stimoli lievi lasciano segni passeggeri, ma gli eventi traumatici lasciano tracce che non si cancellano facilmente. Come sappiamo, la mente può allontanare il ricordo, rimuovendolo, seppellendolo nell’inconscio. Il corpo invece non dimentica.

UN’ARMATURA CHE BLOCCA L’ENERGIA

La memoria di questi eventi si iscrive nel corpo sotto forma di quelle che in bioenergetica si chiamano “armature caratteriali”. Le armature caratteriali non sono altro che contrazioni psico-neuro-muscolari: dove c’è tensione infatti non scorre energia, e dove non scorre energia noi non percepiamo né il nostro corpo né i sentimenti che lo animano. Ognuno di noi quindi, nel corso della sua vita, si è modellato una propria armatura in funzione dei sentimenti e delle emozioni, come il dolore, la paura o la rabbia, con i quali non è stato in grado di convivere: per non sentirli pulsare, li ha intrappolati in una contrazione.

Il problema è che queste armature rimangono iscritte nel nostro corpo anche quando non sarebbero più necessarie, quando cioè gli eventi che le hanno rese indispensabili per il nostro benessere sono ormai lontani. Come se non bastasse, a queste contrazioni croniche sovrapponiamo ogni giorno una serie di piccole e grandi contrazioni temporanee, generate da svariati tipi di stress: dai più gravi, come i lutti, ai più lievi, come una lite con un collega.

L’energia imprigionata nelle tensioni del nostro corpo produce due effetti collaterali: il primo è che genera stress, anzi è essa stessa stress (questo termine inglese significa infatti tensione); il secondo è che ognuna di queste tensioni è un “buco” nella nostra capacità di sentire il nostro corpo, quindi di percepire noi stessi. Nella contrazione infatti rimane racchiusa l’energia dell’emozione “pericolosa” che ci siamo negati ; di conseguenza, non solo non siamo più in grado di agirla (piangendo, urlando, ridendo, pestando i piedi) ma non siamo neppure più capaci di sentirla: non sappiamo se siamo tristi o arrabbiati, bisognosi di affetto oppure umiliati. Non sappiamo chi siamo.

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