Come comunicano le piante?

    Comunicano tra loro e con noi, amano la musica, sono in grado di pensare, valutando rischi e benefici e possiedono capacità telepatiche: le piante

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    Comunicano tra loro e con noi, amano la musica, sono in grado di pensare, valutando rischi e benefici e possiedono capacità telepatiche: le piante

    La prossima volta che sorseggerete un buon vino ricordatevi di ringraziare Mozart, Tchaikovsky e magari qualche altro grande musicista: con le loro note potrebbero avere contribuito ad allietare il vostro palato. Come? Semplice: la vite gradisce la musica classica. Ne è sicuro Giancarlo Cignozzi, il proprietario di un’azienda agricola che da diversi anni conduce una curiosa sperimentazione in collaborazione con Stefano Mancuso, responsabile del Laboratorio internazionale di Neurobiologia Vegetale dell’Università di Firenze. Nei suoi vigneti, diffuse da apposite casse acustiche, riecheggiano le immortali melodie dei più grandi compositori della storia. Le quali, a quanto pare, hanno sulle piante di vite effetti straordinari come quello di aumentare la qualità e la quantità dell’uva prodotta, oltre a dimezzare i tempi di maturazione dei grappoli.

    Ma come possono le piante “ascoltare” la musica? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima considerare altre insospettabili capacità degli esseri vegetali. Le piante infatti non solo reagiscono agli stimoli sensoriali ma, a modo loro, sono anche in grado di pensare. E non è tutto: secondo quanto emerge da alcuni esperimenti, sono pure abili sensitive…

    Noi abbiamo il cervello in testa loro nelle radici

    In quasi tutte le culture religiose e pagane le piante hanno un ruolo simbolico di primo piano. Basti pensare all’Albero della Conoscenza della Genesi biblica, all’Albero della Vita della Cabala ebraica, alla quercia sacra ai Celti e al nocciolo caro alle streghe. Diversi miti e dottrine esoteriche inoltre paragonano l’uomo a una pianta rovesciata. È così che Platone descrive  l’essere umano nel suo Timeo, mentre nelle Upanishad, i sacri testi Vedici, è l’universo stesso, di cui l’uomo è immagine, a essere rappresentato come albero capovolto. In tempi successivi fu il filosofo ed esoterista Rudolf Steiner a riproporre questo concetto che sembra confermato da diverse considerazioni e dalle scoperte della neurobiologia vegetale. Le piante infatti avrebbero il loro “cervello” nelle radici, ovvero in basso; nell’uomo invece il cervello è situato nella testa, ovvero nella parte più alta del corpo. Sempre dal basso le piante assorbono il loro nutrimento mentre l’assunzione del cibo nell’uomo avviene nella parte alta del corpo. Al contrario gli organi riproduttivi della pianta, i fiori e i frutti, si trovano in alto, mentre nell’organismo umano sono collocati in basso. Anche i processi respiratori sono rovesciati: la pianta assorbe anidride carbonica ed emette ossigeno, esattamente il contrario di quello che fa l’uomo.

    Leggono la mente dell’uomo

    L’effetto stimolante della musica sulla crescita delle piante era già stato notato verso la fine dell’Ottocento da sir Jagadish Chandra Bose, studioso indiano di botanica e trasmissioni radio. Furono proprio le ricerche di Bose a suscitare la curiosità di Cleve Backster, uno dei maggiori esperti mondiali sull’utilizzo del poligrafo (la cosiddetta macchina della verità). Nel 1965 Backster condusse un singolare esperimento: collegò gli elettrodi del suo strumento alle foglie di una dracena tropicale, una comune pianta da appartamento, per valutarne eventuali reazioni in seguito alla somministrazione di acqua. Non senza sorpresa Backster notò che dopo l’innaffiatura il galvanometro segnalava una reazione di tipo emotivo. Il risultato lo incoraggiò a fare altre prove. Egli sapeva che negli esseri umani le reazioni maggiori possono essere misurate quando il soggetto si sente minacciato, quindi decise di bruciare una foglia della dracena. Fu allora che avvenne il fatto più sorprendente: il pennino del poligrafo schizzò verso l’alto prima ancora che la foglia fosse effettivamente bruciata. La pianta aveva reagito non a un evento concreto ma alla sola intenzione di Backster di farle del male.

    DONNA PIANTA

    Non dimenticano torti o favori

    Lo studioso decise di proseguire con altri esperimenti. Uno di questi particolarmente interessante per le sue implicazioni fu l’uccisione di una pianta. In una stanza furono posti due filodendri. Quindi, uno studente incaricato da Backster ne distrusse uno, lasciando che l’altro assistesse al fatto. Dopodiché, mentre Backster monitorava con il poligrafo le reazioni della pianta lasciata intatta, vennero fatte entrare nella stanza cinque persone estranee al “delitto”: il filodendro non reagì in alcun modo. Quando però sulla scena del crimine apparve una sesta persona, l’autore del “planticidio”, lo strumento di Backster rilevò una forte reazione, correlabile a un sentimento di paura: la pianta era stata in grado di riconoscere la persona che prima aveva distrutto la sua simile e inoltre era stata in grado di comunicare la sua reazione al fatto. I vegetali però non dimenticano neppure chi fa loro del bene. Backster scoprì che tra una pianta e chi la cura si crea un inscindibile legame telepatico capace di manifestarsi anche a grandi distanze. A questa conclusione giunse anche Robert Miller dello Holmes Center for Research in Holistic Healing a Los Angeles, che nel 1967 chiese a una sensitiva, Olga Worral, di influenzare la crescita di una piantina. di segale che si trovava nel suo laboratorio di Atlanta (Worral viveva a Baltimora, a svariati chilometri di distanza). Attraverso un apparecchio in grado di rilevare con grande sensibilità la velocità di crescita delle piante, Miller constatò che questa aumentava di ben otto volte quando la sensitiva si concentrava e inviava il suo pensiero. Un esperimento per certi versi simile è stato condotto sul finire degli anni Sessanta da un chimico, Marcel Vogel, in collaborazione con la sensitiva Vivian Wiley. L’esperimento, che data la sua semplicità può essere tentato da chiunque, dimostrò nuovamente l’influenza di un pensiero amorevole  sulla vitalità degli organismi vegetali.

    Ragionano, comunicano, imparano

    Le piante sono sensibili a stimoli sensoriali esterni che in teoria non dovrebbero percepire (come la musica), dispongono di facoltà simili al pensiero e alla memoria e sono capaci di captare telepaticamente le intenzioni umane. Come possono essere spiegate queste straordinarie abilità? Stefano Mancuso non ha dubbi sul fatto che le piante siano organismi ben più complessi di quanto normalmente si creda. «Ormai è chiaro che anche le piante ragionano» sostiene. «Abbiamo capito che dormono, allevano figli, comunicano, imparano». Secondo Mancuso nelle piante è presente qualcosa di simile al sistema nervoso umano e animale: si tratta delle radici e in particolar modo delle loro estremità, gli apici radicali. In essi sono state trovate cellule con capacità neuronali in grado cioè di trasmettere impulsi nervosi. Negli apici radicali inoltre è stata rilevata la presenza di vari neurotrasmettitori, sostanze capaci di veicolare le informazioni nervose. Le piante quindi sono tutt’altro che inerti: hanno un loro cervello e dunque una loro capacità di reazione e di ragionamento.

    Una questione di fotoni

    Le affascinanti scoperte della neurobiologia però non spiegano la telepatia e la ricettività delle piante al pensiero umano. Una possibile interpretazione di questi fenomeni potrebbe invece essere fornita dalla cosiddetta radiazione mitogenetica. In biofisica si intende con questo termine l’emanazione da parte delle cellule di organismi viventi, di particolari particelle di luce: i biofotoni. Secondo il fisico Fritz-Albert Popp, i biofotoni sono portatori delle informazioni  necessarie alla coordinazione delle innumerevoli attività cellulari. Il loro campo di azione si estende al di là del singolo organismo dal quale sono emessi per interagire con altri organismi. È quanto fu dimostrato nel 1972 presso l’Università russa di Novosibirsk: due colture di cellule furono disposte in due contenitori separati da un diaframma di quarzo, materiale che consente il passaggio di biofotoni. Una delle due colture fu infettata con un virus, a differenza dell’altra, che tuttavia manifestò stranamente gli effetti dell’infezione virale. Ciò dimostra che le radiazioni mitogenetiche costituiscono una sorta di network in grado di consentire il passaggio di informazioni tra organismi anche senza un contatto diretto. Quindi uomini, animali, piante e minerali sono immersi in una rete invisibile  dove ciò che avviene in un soggetto si ripercuote immancabilmente sugli altri. Questa visione olistica della realtà riguarda anche il mondo dei pensieri i quali, secondo il medico e spiritualista Deepak Chopra, consistono in «un’attività quantica, una fluttuazione di fotoni». Che sia questo il segreto che consente alle piante di leggere nella nostra mente? Può darsi. Negli anni a venire possiamo aspettarci sviluppi interessanti e forse sorprendenti.