Urano in Toro: i significati

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Dopo 84 anni torna nel Segno del Toro, il pianeta dei mutamenti tangibili, delle svolte nette e dei fulmini a ciel sereno

Il pianeta dei cambiamenti

Urano compie il giro dello zodiaco in 84 anni circa, transitando in ciascun Segno poco più di 7 anni. Rappresenta i cambiamenti, le svolte, i capovolgimenti, le rivoluzioni, le invenzioni, il nuovo, l’imprevisto, l’anticonformismo, il fulmine, l’elettricità, la rottura di vincoli e schemi, la spinta a buttarsi alle spalle il passato per vivere nel qui e ora con un piede già nel futuro, le opportunità, l’opportunismo, le capacità decisionali, l’azione concreta, l’attivismo, il lavoro, la manualità, la tecnologia e la perizia tecnica. A livello anatomico governa le mani e la componente elettrica di muscoli, tendini, cuore e cervello. Ha domicilio in Acquario e Capricorno, esilio in Leone e Cancro, esaltazione in Vergine e caduta in Pesci.

Urano per l’astronomia

Nonostante sia visibile a occhio nudo, a causa della sua scarsa luminosità venne scoperto solo nel 1781 dall’astronomo inglese William Herschel. Settimo pianeta del sistema solare per distanza dal Sole, insieme a Nettuno è considerato un “gigante ghiacciato” per la grande quantità di acqua, ammoniaca e metano della sua superficie su cui soffiano venti che toccano i 900 km/h. L’atmosfera di Urano può raggiungere i -224° C: in assoluto la temperatura più fredda dell’intero sistema. È l’unico pianeta ad avere un asse parallelo anziché perpendicolare al piano dell’orbita (vedi foto) e – come Venere – ruota in senso inverso. Possiede un sistema di anelli e numerosi satelliti.

Urano per la mitologia

Nella mitologia greca Urano era una divinità primordiale che non è stata mai oggetto di culto, personificazione del Cielo inteso come organismo fecondo. Figlio e poi sposo di Gea (la Terra), con lei generò svariati figli, tra cui i Titani e i Ciclopi. Nel timore che i figli potessero spodestarlo, li precipitò uno dopo l’altro al centro della terra finché Gea – esasperata – li convinse a ribellarsi alla follia paterna. Fu Crono (Saturno per i romani) a evirarlo nottetempo mentre giaceva con Gea, con un falcetto che gli aveva dato proprio sua madre. Urano riuscì a fuggire mettendosi in salvo e non si avvicinò mai più alla sua sposa.

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