Le memorie si trasmettono con il DNA

Dai genitori e dagli antenati ereditiamo pensieri ed emozioni e per questo è importante imparare a conoscere il proprio inconscio

Dai genitori e dagli antenati ereditiamo pensieri ed emozioni e per questo è importante imparare a conoscere il proprio inconscio

Ciascuno di noi eredita mediante il DNA non solo le caratteristiche genetiche dei genitori e degli antenati ma anche tutta una serie di memorie, positive e negative. Per esempio abbiamo memoria fotografica di cose mai viste, abbiamo talvolta emozioni così forti che non sono proporzionate al momento che stiamo vivendo. Alle volte sentiamo dentro di noi pensieri o parole ricorrenti che non vengono da noi. Possiamo anche ereditare delle memorie di antenati che non abbiamo mai conosciuto, e queste memorie possono condizionarci nel corso della nostra vita. C’è un grande bagaglio di memorie, di segreti, di non detto e di drammi non risolti che vengono trasmessi di generazione in generazione, e queste memorie danno luogo alla ripetizione di certi eventi e di certi dolori anche nei discendenti, cioè in coloro che le ereditano e se le trovano dentro spesso senza sapere di averle.

Vi sono le memorie dei genitori dei nonni, dei bisnonni, degli antenati, ma anche le memorie dei popoli e dei loro drammi storici… Su su fino alle memorie della razza e della specie. La famosa studiosa di psicoterapia transgenerazionale Anne Ancelin Schützenberger, racconta che scoprì la sindrome da anniversario quando venne da lei una giovane donna che si era ammalata di cancro alla stessa età in cui sua madre era morta di cancro. Da ciò ella capì che esiste una «realtà familiare invisibile e inconscia, un’identificazione inconscia con una persona molto amata e importante» che ci può portare a ripetere inconsciamente la malattia o il dolore di coloro che abbiamo amato. È come se qualcosa si trasmettesse di generazione in generazione: «Si potrebbe dire che tutto avviene come se qualcosa, che non può essere dimenticato, si tramandasse sul filo delle generazioni; come se un avvenimento della vita non potesse essere cancellato o dichiarato, ma comunque si trasmettesse pur senza essere stato esplicitato».

Esiste infatti una lealtà familiare inconscia e invisibile. Si possono trasmettere anche le memorie di drammi transgenerazionali nazionali, dovuti alle guerre oppure ai grandi eventi traumatici che accadono a popoli interi. È possibile che le memorie non risolte e soprattutto i segreti di famiglia si esprimano nel corpo dei discendenti tramite disagi, menomazioni o malattie, perché «il corpo del bambino è il linguaggio della storia dei suoi genitori». «In maniera del tutto inconsapevole, i nostri genitori, i nostri nonni, i nostri avi ci lasciano in eredità problemi non risolti, traumi non digeriti, segreti indicibili. Quando le cose non vengono dette, il corpo – lui sì – deve per forza esprimerle: questa è la somatizzazione. Il corpo del bambino – figlio, nipote o pronipote che dir si voglia – qualunque sia la sua età, si trasforma nella voce dell’antenato ferito, nella parola del suo trauma. Diventa allora necessario tirare fuori lo scheletro dall’armadio, decodificare le ferite non rimarginate e occuparsene, per liberarsi alla fine dal freddo che ci hanno portato dentro». «I segreti di famiglia, i lutti e gli shock che non vengono elaborati e risolti nel tempo in cui accadono, sono da considerarsi bombe a scoppio ritardato». In particolare accade questo: poniamo che “nonno Antonio” abbia vissuto un periodo molto doloroso in prigione durante la guerra. Antonio vive il dramma durante la sua vita: il dramma ha una data di inizio e una data di fine. Quindi egli sa benissimo che quell’evento è posizionato in uno spazio di tempo ben preciso all’interno della propria esistenza personale. Lui può aver vissuto prima dell’episodio una vita molto felice e normale, e anche dopo l’episodio drammatico può riprendere una vita normale, anche felice, se ha abbastanza resilienza per farlo. Suo figlio “Giuseppe” invece eredita la memoria con il DNA e non sa nemmeno di averla.

Fra l’altro la caratteristica di una memoria ereditata è che ce la troviamo dentro fin dall’infanzia, espressa o latente, sotto forma di un’emozione: per esempio la paura o la rabbia. E tante volte non sappiamo perché l’abbiamo. È stato scientificamente provato che «il trauma trasmesso è più forte del trauma vissuto». Questo dipende dal fatto che il figlio eredita spesso la memoria dell’emozione più forte vissuta dal padre nel momento drammatico, e dal momento che la eredita come memoria genetica, che quindi vive nelle sue cellule, questa memoria diviene senza tempo. Non è possibile per il figlio collocarla in un punto preciso di inizio e di fine. Il figlio se la porta sempre dietro, per tutta la vita, a meno che non riesca a fare un lavoro sull’inconscio. Attraverso le costellazioni familiari sistemiche si fanno proprio lavori di questo tipo, per sciogliere le memorie ereditate e i patti di fedeltà al dolore dei nostri genitori e dei nostri antenati. Infatti «noi nasciamo all’interno di un’alleanza invisibile con l’umanità intera».