Le costellazioni familiari rivelano e annullano il lutto nell’utero materno

Far emergere dall’inconscio questa memoria negativa annulla il dolore dell’interruzione della relazione d’amore e aiuta a ritrovare l’armonia interiore

Far emergere dall’inconscio questa memoria negativa annulla il dolore dell’interruzione della relazione d’amore e aiuta a ritrovare l’armonia interiore

concepimenti sono molti di più di quanti sono effettivamente portati a termine. In ogni concepimento è sempre possibile che un embrione che si forma venga in seguito sciolto o espulso. Questi casi possono essere molto numerosi e soprattutto inconsapevoli. La cosa più importante è armonizzare il misterioso senso di perdita e di mancanza accusato dalle persone. Questo misterioso dolore, dimostra che l’embrione avverte tutto ciò che avviene nella vita intrauterina. In questo caso avverte e soffre la morte di un fratellino come mancanza di una parte di sé. Naturalmente tutte le cose che scrivo, come già ho detto, possono essere soltanto ipotesi offerte a chi è in grado di fare un lavoro scientifico su questi temi. Le costellazioni familiari ci mostrano le conseguenze, a livello relazionale, della morte di un bimbo. Di solito il “gemello superstite”, quello che riesce a impiantarsi e a nascere, può a vere due reazioni diverse. O cercherà di darsi la morte in qualsiasi modo, per esempio con le malattie (perché non può permettersi di vivere sano e felice mentre il suo fratellino è morto), oppure sarà spinto a vivere quasi due vite diverse: varie situazioni affettive, molte case, molti cambiamenti di lavoro, molti viaggi, ecc. Anche l’aborto che viene prima di un bambino nato, ha delle conseguenze simili a quelle del gemellino morto nell’utero materno. Il bimbo però che nasce dopo un aborto volontario, acquisisce a livello cellulare l’informazione che la mamma può da re la vita ma può da re anche la morte. Invece il bimbo che ha un gemellino o più gemellini morti nell’utero, accuserà un perenne e inspiegabile senso di  mancanza e talvolta una tristezza profonda, un vuoto, un malessere esistenziale, un senso di solitudine, una ricerca inconscia di qualcosa che non trova, ecc. Una volta venne da me una signora che mi disse di avere intuito, durante una meditazione profonda, di aver avuto un fratellino maschio, un gemellino che era morto nell’utero della mamma. Questa signora aveva capelli corti, pantaloni e un aspetto esterno piuttosto maschile. Nel colloquio mi disse che in due periodi della sua vita aveva cambiato colore dei capelli e degli occhi: i capelli le erano diventati da biondi a rossicci e gli occhi da grigi a verdi.

Le chiesi quali erano questi due periodi e mi rispose che erano stati: in un periodo di grande felicità con il suo compagno, e durante la sua unica gravidanza. Le risposi: «Nei due unici periodi in cui ti sei permessa di esprimere la tua femminilità». Infatti lei stava cercando di fare rivivere il gemellino maschio. Questa donna era carica di malesseri e di malattie. Nella prima costellazione familiare che ho fatto per lei, le ho chiesto di mettere in campo se stessa, e lei ha messo in campo un uomo.

Allora le ho detto: «Secondo me questo è il tuo gemellino. Adesso metti in campo te stessa!».

Questa messa in campo del gemellino prima di se stessa era la rivelazione dell’atteggiamento di tutta la sua vita: non doveva vivere lei, ma il gemellino. Così le ho ripetuto: «Metti di nuovo in campo te stessa» e finalmente mise in campo una donna. Fu messa in campo anche una persona che rappresentava tutto il cumulo delle sue malattie, e ovviamente questa persona andò subito ad abbracciare il rappresentante del gemellino morto (mostrando così la connessione fra la morte del gemellino e le sue malattie). Lo scioglimento di questa memoria che l’aveva condizionata tutta la vita fu relativamente facile. Bastò farle sentire, attraverso i dialoghi, i movimenti, gli sguardi e gli abbracci, che questo gemellino non era morto ma era vivo nella luce di Dio, e che questo gemellino desiderava ardentemente che lei fosse sana e felice. Dopo tutto ciò, l a persona che rappresentava il gemellino, sorridendo, la salutò affettuosamente con la manina e uscì dalla stanza. In quell’istante, la persona che rappresentava le malattie della signora uscì dal campo, si sedette e disse: «Io non c’entro». ( Naturalmente le costellazioni non si occupano di malattie. Quando vengono messe in campo è soltanto per ipotizzare una relazione con qualche altra cosa).

Alla fine della costellazione le chiesi, come si chiede a una bambina: «Allora cara, dov’è il tuo fratellino morto?». Lei fece un meraviglioso sorriso e un gesto con le mani per indicare che era uscito da lei, e che se ne era andato, felice, nell’amore e nella luce di Dio. Il gemellino infatti era stato presente dentro di lei come una memoria di dolore, di perdita, di lutto e di morte. Dopo qualche settimana, non vedendola più venire, le mandai un messaggio per chiederle come stava, e lei mi rispose: «Eh! Adesso che mi hai sbloccato tutto, ho tantissime cose da fare e non ho più tempo di venire!». Questa frase rappresenta la felicità della costellatrice, che è la prima persona che deve donare quell’amore che rende liberi e che lascia gli altri completamente liberi.

Un altro caso mi è capitato poco tempo fa. Prima di iniziare il percorso delle costellazioni, faccio sempre un lungo colloquio con la persona, per ricostruire il suo sistema familiare. Quel giorno avevo allestito il tavolo come al solito con i pennarelli colorati, le playmobil, candele, incenso, la Madonna e l’Arcangelo Michele. Non so come mai proprio quel giorno mi venne in mente di mettere anche varie statuette di Angeli che avevo appena comprato. La signora che venne mi raccontò di un grave conflitto con suo fratello, per cui i due non si parlano più. Mentre mi raccontava questo, disse una frase impressionante: «L’ho cercato tutta la vita!». È una frase strana da dire, riferita a una persona ancora vivente, come è suo fratello.Visto che nel suo albero genealogico c’erano vari casi di gemelli, le ho chiesto: «È possibile che tu abbia un gemellino morto nell’utero?». Lei ci ha pensato un po’, poi ha guardato gli angioletti e ha detto: «Mi sono sentita molto sollevata quando li hai messi».

Ha preso un angioletto vestito di azzurro, gli ha dato un nome, se lo è stretto al cuore e si è molto commossa. In seguito ha cominciato a parlare dei suoi figli. Le ho chiesto come stavano e lei mi ha raccontato che sua figlia maggiore ha un problema di obesità. Alle volte anche questo è il sintomo di un’altra persona che “ci mettiamo addosso”. Le ho chiesto allora: «È possibile che anche tua figlia abbia un gemellino morto?».

Lei ha sussultato e poi mi ha detto: «Guarda, mi viene in mente adesso che quand’era piccola lei diceva ai suoi amichetti di avere due fratellini, un maschio e una femmina, e aveva dato loro anche i nomi. Poi quando io le ho detto che quei suoi fratelli esistevano solo nella sua fantasia, non  ne ha più parlato». Allora in quel momento la signora ha preso altri due angioletti, uno con il vestito azzurro e uno con il vestito rosa. Se li è messi davanti e li ha chiamati in modo molto amorevole e tenero con il nome con cui li chiamava sua figlia. Quando è andata a casa le ho dato i tre angioletti. Per l’emisfero destro i simboli sono realtà, quindi se durante il colloquio si è lavorato con alcuni simboli, è una cosa molto buona regalarli alla persona perché ormai sono divenuti degli ancoraggi: al solo vederli, l’emisfero destro rievoca tutto il lavoro fatto, il luogo, il tempo, i dialoghi, le emozioni, le lacrime, ecc.

In ogni caso si può tenere presente che l’eventualità di un gemello può essere molto comune e quindi è possibile somministrare il rimedio a tutti, come i vaccini (anche se questo non è proprio il momento adatto per parlare di vaccini!). È tutto molto semplice. Si fa concentrare la persona al suo interno, con gli occhi chiusi, con una musica di sottofondo. Se lei, andando a intuito, afferma di non averlo avuto, il lavoro finisce lì. Se invece a intuito dice di sì, che le sembra di averlo avuto, si continua chiedendole se questo gemellino era uno o più, e se erano maschi o femmine (teniamo presente che l’inconscio sa tutto!). Ho avuto persone che dicevano che non avrebbero capito nulla, che non avrebbero sentito nulla, che loro erano troppo razionali, ecc… e poi quando affermano con forza tutto questo, è quasi sempre il sintomo che invece sono troppo sensitive! Comunque, dopo aver intuito e capito quello che avevano sempre saputo, si dona il nome e si fanno quei dialoghi che annullano lo shock della perdita e della morte:

Tu sei (Angelo), il mio gemellino. Tu da oggi hai un posto e un nome nella mia casa e nel mio cuore. Io ti accolgo con amore: tu vivi in me, il tuo nome è scritto a lettere d’oro nel mio cuore. Tu sei sempre con me, accanto a me, in me. Tu sei vivo nella luce di Dio, tu sei vivo nella gioia di Dio, tu sei vivo nell’amore di Dio. Io vivrò assieme a te questa mia vita sulla terra, e tu mi proteggerai, tu mi custodirai, tu mi guiderai. Rimani accanto a me, donami gioia, pace, felicità, abbondanza, fammi vivere nella luce di Dio, fammi vivere nella gioia di Dio, fammi vivere nell’amore di Dio, fammi vivere nella pace di Dio. Perché la mia gioia è la tua gioia, e la mia felicità è la tua felicità. Ed eccoci riuniti, insieme per sempre! Fatti sentire vivo accanto a me, ho bisogno di sentirti vivo accanto a me, per sempre. Ti abbraccio, ti tengo nel mio cuore con immenso amore.

Rispetto al dramma dei bambini morti e dei fratellini superstiti, e rispetto in generale a tutti i drammi, il problema non è tanto cosa succede ma come viene vissuto e interpretato quello che succede. La mamma di Santa Teresa di Lisieux ha avuto cinque figlie viventi e tre maschietti morti molto piccoli. Lei diceva sempre alle sue bambine che loro avevano tre angioletti in Cielo, e Santa Teresina si era abituata a parlare con i suoi tre fratellini, con i suoi tre angioletti. In questo caso la morte era vissuta in modo tale che lo shock era totalmente annullato.