I vizi capitali: l’ira

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Quando si parla di vizi capitali, ecco che scende in campo l'ira. Ma di cosa si tratta e perché viene ritenuta il peccato più evidente? Scopriamolo!

L’ira è, tra i vizi capitali, quello che produce più danno in chi lo prova. Dante ne aveva colto l’aspetto autodistruttivo: gli iracondi nel fango si prendono a calci, pugni e dilaniano a morsi. Già il filosofo Seneca aveva fornito ampie descrizioni della fisionomia e della gestualità scomposta dell’iracondo: il corpo che trema, gli occhi fiammeggianti, il viso arrossato, la lingua che farfuglia, l’intera persona resa irriconoscibile e trasformata in una sorta di animale imbizzarrito. Questi sono i segni evidenti di un vizio assai difficile da nascondere e rimanda immediatamente al temperamento bilioso o collerico, uno dei quattro temperamenti descritti da Ippocrate. Il termine collerico infatti deriva da cole, il nome greco di bile. L’ira, il peccato più distruttivo e autodistruttivo, è uno scatenamento dell’aggressività.  L’odio è più antico dell’amore e serve a uno scopo preciso nell’Io: l’autoconservazione. Scrive Freud: “l’io odia, aborrisce, perseguita, con intento distruttivo, tutti gli oggetti che gli provocano sentimenti dolorosi (…) gli autentici prototipi della relazione di odio non derivano dalla vita sessuale ma dalla lotta dell’Io per la propria conservazione e affermazione”.

L’ira e la morte

L’odio, nasce come autodifesa e porta con sé la propria distruzione e infatti la psicoanalisi associa l’ira alla pulsione di morte. Questo sentimento violento che si impadronisce di noi è l’emergere di un lato istintualmente cieco che nega la nostra umanità. Se il linguaggio è il segno distintivo dell’uomo e come dice Lacan “la legge dell’uomo è la legge del linguaggio” allora l’ira, che si esprime con insulto, offesa e ingiuria è la negazione del dialogo, dell’ascolto ed esprime il fallimento della parola come atto di identità dell’uomo che riconosce nell’altro un suo simile.

L’ira i pianeti e i segni collegati

I pianeti da tenere d’occhio sono Marte in primo luogo, Plutone e Urano. Tradizionalmente è al rosso pianeta Marte che vengono attribuiti i temperamenti collerici e la difficoltà di elaborare rabbia e aggressività. Se in positivo può aiutare il soggetto a farsi valere, Marte in aspetto difficile è invece legato alla rabbia che deriva da una frustrazione. Marte – insieme a Plutone – è il pianeta più predisposto alla nostra difesa personale e alla sopravvivenza e per questo è legato a doppio filo al regno dell’istinto. Così gli aspetti tra Marte e Plutone danno a Marte una tonalità scorpionica e indicano una tendenza a esercitare il potere che può diventare sopraffazione.

Mentre Plutone fa emergere tratti nascosti della psiche, gli aspetti tra Marte e Urano possono indicare violenza; Urano tende a renderci impazienti e a farci reagire bruscamente. Se in un tema natale Urano è opposto o quadrato alla settima Casa, che esprime la relazione con l’altro, o a Venere, simbolo dell’affettività, ci può essere difficoltà a riconoscere il punto di vista altrui. Anche i transiti sono da osservare: se c’è una congiunzione, un quadrato o un’opposizione di Plutone e Urano sui pianeti personali, Sole Luna Mercurio Venere e soprattutto Marte, possiamo provare accessi di collera.

A differenza di altri peccati l’ira presuppone sempre la relazione, anche se sotto l’aspetto della difficoltà e del fallimento. Ci si scaglia sempre contro qualcuno che a torto o a ragione ha provocato la nostra ira. È vero che ci sono aspetti specifici nel tema astrale che indicano propensione all’ira, ma è anche possibile che aspetti specifici tra i pianeti delle persone coinvolte possono stimolare l’ira. C’è però un lato positivo dell’ira: è l’ira di Gesù quando scaccia i mercanti dal tempio, quella di chi non accetta una realtà ingiusta né di essere privato della propria dignità. Allora l’ira perde il suo significato negativo e diventa una dimostrazione di libertà della persona e della sua appassionata difesa nei confronti del rispetto dell’uomo.

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