I vizi capitali: l’avarizia

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Quando si parla di vizi capitali, ecco che scende in campo l'Avarizia. Ma di cosa si tratta? E perché viene ritenuta il peccato dei peccati? Scopriamolo!

L’avarizia è il secondo dei vizi capitali, nella tradizione della Chiesa, un attaccamento smodato alle ricchezze; per San Paolo invece è la radice di tutti i mali, peccato dei peccati. Gli avari valutano il denaro e il possesso di beni in maniera superiore a ciò che è giusto; per loro il valore è determinato non dall’uso che se ne può fare rispetto alle necessità della vita, ma dal possesso. San Giovanni paragona l’avaro all’indemoniato. Come questo, nella storia dei Vangeli, freneticamente si spogliava di tutto, così l’avaro, posseduto dalla stessa frenesia, si appropria avidamente di tutto senza lasciare niente agli altri. Nonostante nella nostra epoca il denaro sia considerato un valore dai più e dunque l’avarizia dovrebbe essere un vizio accettato socialmente, è difficile trovare qualcuno che si riconosca questo peccato: l’ipocrisia si accompagna all’avarizia. Ma ciò che rende questo vizio detestabile è il rifiuto della dimensione aperta della vita; il sogno dell’avaro è arrivare a possedere tutto, che il mondo diventi una cassaforte chiusa e al sicuro rispetto ai casi imprevedibili della vita.

L’avarizia e la figura dell’avaro

La figura del vecchio avaro – un archetipo, come vedremo – ha ispirato molti scrittori, da Shakespeare nel mercante Shylock, all’Avaro di Moliere con il vecchio e ingordo Arpagone. Per Sigmund Freud, l’inventore della psicoanalisi, l’ansia di possesso che l’avaro riversa sul denaro riguarda invece gli affetti. In gioco è il tentativo, ansioso e impossibile, di possedere e controllare gli affetti, la vita stessa quindi. Al riguardo Freud parla di carattere anale come connotato dalla necessità di controllo: il bisogno di programmare l’esistenza in modo tale che niente sfugga al controllo. Secondo Freud lo sviluppo del bambino è diviso in varie fasi: la fase orale, la fase anale e la fase genitale. La fase anale è il momento in cui il bambino impara a controllare l’uso degli sfinteri. Il controllo sul corpo quindi, gli dà un certo potere affettivo nei confronti della madre, onnipotente oggetto di amore. Se la madre è anaffettiva, poco presente o controllante, il bambino inizia ad abusare di questo potere che prima non sapeva di avere. Da adulto, non farebbe che replicare un comportamento appreso in tenera età, diventando un avaro patologico. L’avaro non è altro che un bambino cresciuto che cerca di attirare le attenzioni di una madre abbandonica o anaffettiva attraverso le cose che possiede: da piccolo le feci,  da grande i soldi. Ricordiamo come nella saggezza popolare l’equazione feci=denaro sia ben presente.

L’avarizia e i pianeti

Il pianeta collegato all’avarizia è Saturno, signore del Segno del Capricorno e dell’Acquario. Saturno è freddo, lento, distante. Per lo psicoanalista junghiano Hillman, Saturno/Crono è espressione del Senex: l’archetipo dell’uomo vecchio, rappresentante del tempo che scorre immutabile, l’essere disciplinato, controllato, responsabile, razionale. Più di tutti i pianeti, al tempo stesso fondatore e distruttore di tutte le cose, Saturno- Cronos, il padre che divora i propri figli, ha una duplice natura. È il generoso dio della terra e dei contadini, signore dei frutti e dei semi ma è anche colui che fa incetta del raccolto e con avidità e avarizia vuole tenersi strette le cose e farle durare per sempre.

I segni collegati

Molti sono in un tema astrale gli aspetti che possono riguardare un’eccessiva tendenza a trattenere: un esasperato bisogno di controllo – aspetti dissonanti di Saturno – un accumulo di pianeti in seconda Casa; ma è soprattutto il rapporto tra la decima Casa, che corrisponde al Segno del Capricorno, governato da Saturno, e la Quarta, legata al materno Segno del Cancro e governata dalla Luna che ci spinge a riflettere sul mirabile disegno dell’astrologia. Alla radice dell’Avarizia infatti c’è un fallimento della relazione tra la mamma e il bambino.

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