I vizi capitali: l’accidia

accidia

Quando si parla di vizi capitali, ecco che scende in campo l'accidia. Ma di cosa si tratta e perché viene associata alla Luna e Saturno? Scopriamolo!

Eccoci arrivati all’ultimo dei peccati capitali, forse il più misterioso e difficile da capire: l’accidia. Il termine proveniente dal greco akedía, viene da kêdos (cura) con a privativa significa mancanza di cura e indicava in origine la prassi di non seppellire i propri morti. Si distingue dalla pigrizia perché all’accidia si accompagna una sfumatura di disgusto e di negazione di senso. È il “demone del mezzogiorno” di cui parla Evagrio, il monaco che scrisse un trattato sui vizi capitali.

È a mezzogiorno infatti, nel pieno splendore della luce, che più forte si fa per i monaci che hanno scelto una vita di privazioni e astinenza, il sentimento di inutilità della propria vita e di disgusto di sé. «Dapprima fa sì che il sole sembri lento a muoversi, o sia immobile, e dà l’impressione che il giorno abbia cinquanta ore. Poi costringe il monaco a fissare continuamente le finestre e a balzar fuori dalla sua cella, a osservare il sole per vedere quanto sia distante ancora dall’ora nona e infine, gli ispira avversione e disgusto per ogni cosa». Questo vizio, facendo leva sui rimpianti, i sogni e i desideri repressi della sua vittima, a poco a poco priva chi ne è succube della pace interiore e della speranza, tanto da fargli desiderare la morte.

L’accidia e la melanconia

L’accidia segna sempre  una chiusura del soggetto e il suo isolamento dal resto del mondo anche quando, per contrasto, l’accidioso annoiato e disgustato da tutto si butta in mille attività e distrazioni che finiscono con l’accentuare il senso di vuoto e di inutilità. È lo Spleen (“milza” in inglese) di cui parla Baudelaire, e indica uno stato d’animo intessuto di tristezza, di malinconia, angoscia esistenziale.

Il riferimento alla milza ci porta indietro nel tempo: era infatti l’organo che nell’antichità si pensava fosse sede della bile nera, ovvero melaina cole, da cui la parola melanconia. Chiaro è il legame tra l’accidia e la tristezza, o meglio la melanconia. Secondo Freud la melanconia ha come condizione la perdita dell’oggetto. Non uno qualsiasi, ma con la caratteristica di essere sovrainvestito narcisisticamente. Con la perdita di questo oggetto si perde la funzione di ritorno e soddisfazione narcisistica che garantiva. Perdere l’oggetto significa anche perdersi, perdere una parte di sé, con il conseguente svuotamento di senso del mondo intero. Nella depressione, secondo Freud, è il mondo che si svuota. Niente senza di “lei” o di “lui” è più come prima e il mondo non è più lo stesso. In quello che Freud definisce il “lavoro melanconico” si cerca disperatamente di negare la perdita dell’oggetto, continuandolo a vivere come esistente. Nella melanconia infatti l’oggetto non è perduto, ma la sua ombra cala sull’io e il pensiero del melanconico è sempre rivolto a questa presenza-assenza mortifera.

L’accidia, i pianeti e i segni collegati

A questo punto però accidia e melanconia, associate come significato, vanno separate secondo il punto di vista astrologico. È infatti la Luna a essere associata all’accidia, mentre Saturno governa la milza dove si raccolgono gli umori della “bile nera”. Quando la bile nera è fredda, chi è “nato sotto Saturno” diventa torbido, indolente e ottuso e perde ogni desiderio di vivere. È allora Saturno con la sua posizione e i suoi transiti a influenzare le crisi  e gli umori del melanconico, certo ancora di più quando è associato alla Luna.

In un tema astrale bisogna osservare se vi sono forti valori Capricorno, più o meno dissonanti; o in generale una dominante saturnina nel tema di nascita, come Saturno all’Ascendente, in prima o quinta Casa, posizione in cui può indicare una mancanza di vitalità, di gioia di vivere. La Luna simboleggia anche il rapporto che abbiamo con noi stessi. In questo senso Saturno in congiunzione con la Luna natale può rappresentare un periodo in cui la depressione, le difficoltà, la malinconia si fanno sentire di più e questo vale anche quando uno dei grandi malefici (Saturno e Marte) si oppone alla Luna.

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